Catastrofi e psicologia della stronzata (dai Lone Gunmen ai social network)

Paradossalmente uno degli effetti più lampanti dei social network è quello di ridurre esponenzialmente l’empatia umana: è evidente che nella maggior parte dei casi, piuttosto che socializzatori, come dovrebbe essere (almeno a quel che suggerisce il nome), tendono a diventare aggregatori di alienazioni solipsistiche, di egocentrismi e -soprattutto- di narcisismi.

Nei casi estremi -le catastrofi, le stragi- la componente egocentico/narcisistica emerge in maniera prepotente, quasi violenta, creando effetti domino mediatici e raggiungendo dimensioni spropositate nonchè spropositati livelli di fastidiosità. Restando nell’immediato, il riferimento chiarissimo è alle derive complottiste post-terremoto: drogati di Mistero/Voyager e grillini in un unico calderone di merda. Tra l’altro, quantomeno, i complottisti degli anni novanta/primi anni zero, erano più stilosi, narrativamente affascinanti, con richiami a X-Files e qualche eco da letteratura cyberpunk.  Questi, invece, sono squallidi. Una caricatura della caricatura.

Lungi da me, comunque, perdermi in una sorta di nostalgicismo sul bel complottismo di una volta a confronto col complottismo moderno. Il punto centrale della questione è perchè oggi anche su canali media mainstream si dà così tanta risonanza a questo genere di stronzate che un tempo erano narrativa underground per nerd brufolosi (tipo loro per intenderci).

Sicuramente una buona parte in tutta la questione la gioca il fatto che le stronzate abbiano un megafono visibile come Grillo (che, del resto, ha una buona parte di responsabilità anche nella perdita di qualità delle stronzate).  L’altra grossa parte nella genesi delle stronzate la fa il suddetto effetto di ipercatalizzazione delle componenti endogene narcisistico/egocentriche che le dinamiche dei social network tendono a tirare fuori da chi ne fruisce: di solito in circostanze drammatiche il “non sapere che dire” è una reazione quasi normale, umana. Nella socialvetrina, invece, il “non sapere che dire” è vietato, diventa un fallimento, una sconfitta per l’ego. E quindi, si dice e l’importante è che qualcosa si dica, anche se è una stronzata.

E pure tutta questa cosa qui sopra, probabilmente, è una stronzata.

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3 responses to “Catastrofi e psicologia della stronzata (dai Lone Gunmen ai social network)

  • Monsieur en rouge

    Non è una stronzata. Sono d’accordo con te: una marea di persone che nella vita reale (sempre per usare una falsa dicotomia mutuata dal linguaggio giornalistico) “non saprebbe cosa dire”, su Twitter diventa tuttologa e dice la sua. Anzi: si sente obbligata a dire la sua, esattamente come su Facebook ci si sente obbligati ad accettare una richiesta d’amicizia. Non sta scritto da nessuna parte, ma è un obbligo de facto.

  • In-Formazione « Cronache dal pozzo

    […] c’è una cosa che i social network ci hanno insegnato, oltre al fatto che il “non sapere che dire” è vietato, è che la comunicazione deve essere semplice e diretta. Il problema deve essere chiaro e la […]

  • bob

    “Dire tanto per dire”, mi ricorda un passaggio fondamentale della “Teoria della montagna di merda”, ovvero che la competenza costa (in fatica, soldi, aggiornamenti, approfondimenti) MOLTO di più dell’incompetenza.

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