Piccola Storia Ultras

«Sei femmina, non giochi».

Quando ti va bene, invece, ti fanno stare in porta, però calciano forte, fortissimo, sperando che qualche pallonata in testa o nella pancia ti faccia capire che non devi più rompere il cazzo e piagnucolare ogni volta che decidono di mettersi a giocare.
Tu, l’unica femmina della piazzetta del quartiere, non ti rassegni, non soccombi: di calcio non sai niente, sai solo che “Maradona è meglio di Pelè” perchè tuo padre te lo ripete e te lo fa ripetere da quando hai imparato a parlare, però quella lì di giocare è una questione di principio, hai la testa dura, e restare seduta a guardarli mentre pettini una Barbie è noioso.

Così, ci mettono quattro o cinque anni ad abbatterti, a farti desistere fisicamente dal voler giocare almeno in porta. Fisicamente cedi, mentalmente no: quei maledetti maschilisti in erba non ce la fanno a farti entrare nel cervello l’idea secolarmente tramandata che tu da quello sport devi restare fuori, che una femmina che si interessa di pallone è quasi una stortura genetica. Le figurine dei calciatori e i cartoni di Holly & Benji sono la tua salvezza e ti danno la possibilità di mantenere relazioni sociali ed argomenti di conversazione comuni con quel gruppo di stronzetti con cui sei costretta per motivi geografici a passare quasi tutti i pomeriggi.  Intanto, con somma disperazione di tuo padre, tifi Juve, hai iniziato quando c’era Baggio e per colpa di un viscerale amore per quel codino ribelle, hai rinnegato il Napoli e hai dimenticato che Maradona è meglio di Pelè.

Alle scuole medie il maschilismo diventa istituzionale ed è la professoressa di educazione fisica ad imporre la segregazione: le femmine giocano a pallavolo, i maschi giocano a calcio. Non si discute, punto. E’ anche un po’ lo spirito di ribellione che, nonostante tutto, ti spinge a continuare a smerciare figurine -sia quelle Panini che quelle che escono dalle gomme- e a seguire con attenzione le sorti di due giocatori mediocri, Sergio Volpi e Paolo Poggi, diventati famosi solo per via delle figurine introvabili.

Liceo. A livello istituzionale continua la segregazione tra i maschi che giocano a calcio e le femmine che giocano a pallavolo ma non ti importa più di tanto perchè tu insisti nel continuare a mettere gli anfibi piuttosto che le scarpette da ginnastica e a passare le ore di educazione fisica a fumare nei bagni della palestra. Educazione fisica: l’unico cinque fisso in una pagella da secchiona. Gli anni del liceo, poi, sono gli anni dei primi collettivi: nel tuo cervello confuso da adolescente prendono posto concetti come femminismo e anticapitalismo e non riesci a farci stare insieme anche il calcio, è antitetico. Scegli di non risolvere il conflitto, lo eviti: espelli il calcio ed ogni sua emanazione, figurine ed Holly e Benji compresi, dal tuo cervello. I tifosi diventano pecore, le donne che seguono il calcio subiscono un’identificazione forzata con le oche e le galline, perlopiù spettatrici hardcore di quel capolavoro di trash che è Campioni, un reality show a tema calcistico, condotto da Ciccio Graziani, in onda dal 2004 al 2006. Tu leggi, vedi film, sei superiore rispetto a quelli lì: fai la libertaria, fai l’antirazzista eppure sul tema calcio sei diventata una piccola stronza razzista e classista, una di quelli che per cancellare il suo passato da calciomaniaca hardcore diventa d’un colpo zelantissima sul versante opposto, il versante “anti”.

La follia mondiale del 2006 comunque è contagiosa e riaccende per qualche tempo i germi futbolistici che tre o quattro anni di simil terapia Ludovico non erano riusciti ad estirpare. Gli anni di apparente disinteresse che seguono sono in realtà periodo di guerra fredda psicologica tra la parte anticalcistica e quella calciomaniaca, tra le ribellioni adolescenziali e gli amori infantili.

L’ultimo capitolo della storia è un happy ending: la risoluzione del conflitto, che passa attraverso le partite del Napoli che con grande gioia di tuo padre hai ripreso a seguire, un compagno che ti costringe a leggere Osvaldo Soriano, un turco sconosciuto che decide di usare Morgan De Sanctis come ponte translinguistico, Toni Negri e il catenaccio (un mucchio di stronzate, ndr), due tizi che hanno deciso di scrivere una roba sul tuo amore di un tempo, Roberto Baggio, e una banda di adorabili matti scatenati incrociati per caso.  Caso: lo stesso che ha fatto in modo che tutto questo avvenisse in un periodo storico in cui l’esigenza di narrazioni collettive è fortissima e noi siamo così matti da provare ad inventarcene una attraverso il calcio.

Stay hungry, stay fútbol.

Un festival di tre giorni a Bologna per ripensare il calcio.  A Ottobre.
Di giorno conferenze e incontri, di sera reading e concerti.
In mezzo proiezioni di film e documentari, torneo di calcio a cinque, bar sport, workshop di costruzione della palla per bambini. E tanto altro ancora.
John Foot, Simon Kuper, David Winner, David Goldblatt, Gianni Minà, Valerio Mastandrea, Paolo Sollier, Wu Ming, Guido Chiesa, Diego Bianchi, Mimì Clementi saranno con noi, anche per organizzare l’evento. Tanti altri amici italiani e stranieri continuano ad aggiungersi.
Tutti gli eventi congressuali saranno ad accesso gratuito. Grazie anche alle decine di volontari che hanno generosamente offerto il loro aiuto per l’organizzazione.

Tifa Fútbologia
Se vuoi ragionare sul calcio e divertirti con il calcio, se vuoi venire al festival o seguirlo su internet con liveblogging, eventi in streaming e pubblicazione degli atti, partecipa al progetto:
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