La Aspesi, il “Femminismo-da-PD” e le teorie di merda sulla responsabilità delle madri dei maschi assassini e violenti

Sono una lettrice compulsiva. Mi capita, in certi momenti, di sentire il bisogno di leggere, e leggerei qualunque cosa. Comprese le etichette del bagnoschiuma. Comprese le copie del Venerdì di Repubblica che trovo sparse per casa (anche se quando voglio passare per intellettuale dico che lo leggo con spirito critico, per tenermi informata, eccetera, eccetera, eccetera, ça va sans dire). E poi, quando leggo, leggo tutto, compresi gli oroscopi, le scrittine delle pubblicità e la posta del cuore.
Sul Venerdì di Repubblica la posta del cuore è targata Natalia Aspesi. Natalia Aspesi è una figura nota e storica del giornalismo italiano (e se non avete idea di chi sia, google, wikipedia e via discorrendo) ma, soprattutto, Natalia Aspesi è il paradigma del Femminismo SNOQ, altresì definibile Femminismo-da-PD, quella roba borghese e radical chic che svuota il femminismo dai suoi significati reali e ne fa solo uno status quo per sembrare più progressisti, più fighi, più di sinistra (lol!), più più.

Sul Venerdì del 15 giugno 2012 c’è uno scambio assai interessante tra la signora “paradigma-del-Femminismo-SNOQ” e un suo lettore, tale Franco De Luca, sul tema della violenza sulle donne e del femminicidio. La teoria che il signor De Luca e la Aspesi sostengono sta, praticamente, nell’attribuire la colpa di tutto alle madri incapaci di educare i figli maschi (incapaci di “insegnargli a fare le pulizie di casa”!). Il signor De Luca fa passare il tutto come una roba pro-femminista e ci infila luoghi comuni tipo “E’ chiaro che reputo le femmine, le donne, l’essere fondamentale di questo mondo…”. Ai padri, alla responsabilità dei padri, fa solo un brevissimo accenno di due righe (molto probabilmente si tratta di un mero, squallido, tentativo di autogiustificazione): “Gli uomini, i maschi, i padri, cercano di sottrarre i figli da questi rapporti unilaterali…”.

Alla violenza sulle donne, al femminicidio, si risponde con altra violenza sulle donne, mediatica, verbale, ma pur sempre violenza. Bella merda.

Di seguito la trascrizione integrale della lettera e della risposta della Aspesi.

MAMME, INSEGNATE AI FIGLI MASCHI A DIVENTARE UOMINI

Parlo per interesse di parte, non vorrei che i maschi avessero tanti problemi dalle separazioni, dalla solitudine, dalla prostituzione, dalla violenza.
Dico alle mamme di insegnare ai figli a essere autonomi nel farsi il letto, nelle “faccende domestiche”; aiutateli ad avere rapporti con donne che esprimano una individualità non casalinga. Fate le madri come gli animali che insegnano senza creare dipendenza. La vostra gratificazione sarà rappresentata dalle scelte che vostro figlio farà con autonomia, non cercherà voi in un’altra donna. E quale conflitto potreste avere voi con sua moglie se il vostro compito sarà solo quello di insegnargli ad essere autonomo, soprattutto nell’amare?
Gli uomini, i maschi, i padri, cercano di sottrarre i figli da questi rapporti unilaterali; parlate di detersivi con i vostri amici, si campa di più. Rassettate dopo il preanzo, ci fa male sdraiarci pensando che noi lavoriamo fuori e questi sono lavori da donne. Voi madri siate autorevoli, costruite famiglie laiche sulla parità: tutti lavorano in casa e fuori, tutti costruiscono un progetto di diritto. Scriva di quant crea potere, diversificazione, l’organizzazione casalinga. Dia alle donne la certezza che i figli maschi hanno bisogno di un’educazione diversa. Apra un dibattito. La vita di un uomo parte dal rapporto con la madre e se questa madre auspica l’uguaglianza della figlia femmina deve educare il figlio in maniera diversa. E’ chiaro che reputo le femmine, le donne, l’essere fondamentale di questo mondo, chi dà la vita può aiutarci ad essere migliori.
Nel 2007 lei ha pubblicato questa mia lettera (nel numero 1014 del Venerdì). In tutti questi anni le donne hanno continuato ad essere uccise. La ripubblichi. Smuova quel popolo di donne a porsi il problema di come essere madri.

deluca.franco@libero.it

Natalia Aspesi, risposta

Ecco, ripubblico la sua lettera. Non credo basti insegnare ai propri figli a occuparsi dei lavori domestici per renderli, quando lo sono, meno violenti. Certo lei ha ragione nell’individuare nel rapporto madre-figlio maschio, spesso, una catena che potrebbe ostacolare il suo distacco dall’infanzia.
Che gli potrebbe far desiderare in ogni donna l’abnegazione, l’amore, l’autorità, il sacrificio, la dedizione della madre nei suoi confronti. Vedo attorno a me esempi sempre più allarmanti di questo amore materno che avvolge i bambini, poi gli adolescenti e poi anche i giovani in una specie di meravigliosa prigione che li protegge dalla vita, dai confronti, dalle sconfitte, dagli insuccessi, dal dolore. Difficilmente oggi i padri riescono a sottrarli a questa ragnatela d’amore e in questo senso contano meno, hanno meno autorità, sono meno amati. E le donne, che pure lottano contro la violenza, e riempiono a milioni le piazze, sono ancora restie ad affrontare il nodo del rapporto con i figli maschi. Le figlie femmine, pur amate moltissimo, sono raramente al centro di una vera e propria devozione e quindi diventano persone più mature, più libere, più sicure. Ovviamente il tutto in generale.

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One response to “La Aspesi, il “Femminismo-da-PD” e le teorie di merda sulla responsabilità delle madri dei maschi assassini e violenti

  • Paolo1984

    certamente l’influenza, l’esempio dei genitori (tutti e due) è importante sia con ciò che fanno sia con ciò che non fanno. Comunque andrebbe spiegato ai due che è giustissimo che i figli diventino autonomi, ma non è detto che un figlio di madre (o comunque genitore) iperprotettiva diventi un marito violento, forse sì ma forse no (pure se avrà problemi di altro tipo) e stabilire automatismi rigidi causa-effetto su questi temi (e non solo) mi pare un rischio

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