Prova costume un cazzo. Riflessioni di una donna bulimica pt. 2

(la prima parte: “La bestia comunque era maschio: riflessioni di una donna bulimica a Natale” è QUI  e anche su Femminismo a Sud )

E’ sempre difficile parlarne e scriverne.  E’ tutto un’inventarsi stronzate per rispondere agli estranei che “Quanto sei dimagrita! Che dieta hai fatto?” e non puoi (nè tantomeno vuoi) spiegargli che da circa cinque anni mangi e vomiti e nell’ultimo anno lo hai fatto regolarmente, roba tipo pranzo-vomito-spuntino-vomito-cena-vomito, o addirittura nella versione extreme primo-vomito, secondo-vomito, eccetera eccetera. Inventi. Oppure svicoli (“No, sai, i dolci, ho tolto i dolci…”). E poi è tutto uno spiegare alle persone a cui tieni e che stimi qual è la verità e soprattutto come funziona la verità: “Sai, è che mangio e vomito “Ma non capisco…Mangi e vomiti perchè ti senti male dopo che hai mangiato e ti viene da vomitare?” “No, mangio e vomito perchè…”. Ed è tutto uno spiegare a tua madre che ti urla roba tipo “Smettila!” ogni volta che ti sente chiuderti in bagno che tu vorresti smetterla ma non è così facile.

Comunque ci provi. A smettere. Con tanto di  psicanalisi. Però sei ancora all’inizio e non è facile,  lo dici sempre anche a tua madre, lo sai,  è roba che studi, studi medicina,non ti aspetti di guarire in un colpo solo. Sei razionale. Poi arriva la fine di maggio. Arriva giugno. Arrivano i primi caldi. E di colpo non sei più razionale. E’ crisi. Ma ci rifletti e scopri che in fondo è un bel tipo di crisi.

L”ideogramma dell’alfabeto cinese per indicare “crisi” è una cosa bellissima perchè significa sia crisi che opportunità. Augusto Boal nel Teatro Dell’Oppresso usa l’espressione “crisi cinese” per indicare il momento in cui si dà agli attori (e agli spettatori) l’opportunità di trovare una soluzione all’oppressione messa in scena.

La maledizione della prova costume inizia anche prima della prova costume. Inizia con le paranoie sulle maglie, sulla difficoltà che apparentemente hai superato, ma che dentro probabilmente non supererai mai del tutto, a usare maglie, vestitini e roba varia ed eventuale che ti lasciano le braccia scoperte, quelle braccia che non ti piacciono, che continuano a non piacerti anche se alla fine il caldo ha la meglio sul tuo cervello.

Continua dividendoti in una serie di parti diverse l’un contro l’altra armate: una è quella che si spoglia, si vede grassa, e riprende a vomitare, senza mezze misure. L’altra è quella che prova a non vomitare ma si vede grassa lo stesso e scarica le versioni ebook dei libri e dei ricettari della dieta del signor Pierre Dukan, che adesso è tanto stilosa. Libri mai letti, per inciso. Poi ne esiste un’altra che quando le chiedono “Vieni a mare?” tende a rifiutare, a inventare scuse, a non andarci. Oppressa dalla prova costume e sconfitta.  Ancora, un’altra, tende al “Chi se ne fotte” e si dice da sola tutte le stronzate retoriche sulla bellezza interiore. Stronzate retoriche, per l’appunto. Che poi, tra l’altro, se una non si piace e si imparanoia perchè non si piace, diventa pure noiosa e quindi bye bye bellezza interiore.

Queste parti una soluzione non la trovano e finisce che funzionano a giorni alterni, come le targhe. Però ogni tanto queste parti si siedono insieme e riflettono. Riflettono sul fatto che Riots Not Diets non significa le suddette stronzate retoriche e da parrocchia & friends sulla bellezza interiore.  Significa prendere consapevolezza del fatto che il corpo esiste e soprattuto che il corpo è nostro, ci appartiene e siamo noi a doverne decidere la forma. Non i media nè nessun altro.  E’ difficile, perchè anni di condizionamento mediatico non si cancellano così in un attimo. E’ difficilissimo. Come tutte le rivoluzioni, perchè è di questo che stiamo parlando.

E’ difficilissimo. Io ci provo ad iniziare a reagire, e l’aver scritto questo post è stato un modo per provare ad iniziare a reagire. Ci provo.  Però non ci sono ancora riuscita, e quest’anno me ne vado in vacanza Islanda, così posso stare coperta.

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One response to “Prova costume un cazzo. Riflessioni di una donna bulimica pt. 2

  • Alessandra

    si può fare, in realtà basta smettere di vomitare. credimi, io l’ho fatto, dopo 3 anni di bulimia. un giorno decisi e mi dissi: “questa è l’ultima volta”…e così fu.
    è dura, durissima, starai male per mesi, anzi per anni ti ricorderai di tutto quello che provi oggi, in quella sensazione di legerezza post vomito.
    ti sembra lontano, impossibile, ma inizia sul concentrarti su come eri prima di diventare bulimica, ricorda come era leggera la tua mente, nella socialità, nella condivisione di un atto di piacere,oltre che di necessità. com’era bello andare al mare e godere del caldo e della nudità.
    ci vorrà tanto tempo, ma sarai più forte di prima.e il prossimo anno non andrai in islanda.
    ti lascio con un sincero in bocca al lupo.
    AP

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