Sono una stronza totale. Diario di una bulimica #1

Spietato. L’hanno definito così il mio modo di raccontarmi e l’ho apprezzato un sacco. Spietato, in quel caso, stava per “privo del punto di vista pietistico e autocommiserativo sulla questione” ed era una bella cosa.
L’aggettivo spietato comunque, oltre ad essere una canzone dei Baustelle se declinato al plurale, di solito ha un’accezione negativa, e probabilmente se adesso sono riuscita a diventare narrativamente spietata in senso positivo, è perchè per anni sono stata spietata nel senso di stronza totale.

E’ come gli israeliani. Pensi di essere uscito fuori dall’oppressione nazifascista e diventi nazifascista tu stesso, diventi oppressore. Diventi uno stronzo totale. Non c’è nessuna giustificazione per gli israeliani, non c’è nessuna giustificazione per il modo in cui mi comportavo io.

Avevo iniziato a vomitare in maniera sistematica e a perdere chili su chili. Dieci. Venti. Trenta. Arrivavano i complimenti, i “Come sei dimagrita” eccetera eccetera. La vergogna, l’insicurezza, il nascondersi, il deterioramento del rapporto con la mia immagine, l’incapacità a vedermi nuda, l’ipercriticità su ogni singolo dettaglio del mio corpo, sono arrivati dopo. In quei primi mesi ero semplicemente inebriata dai complimenti, avevo accantonato tutta la razionalità e, per farla breve, mi sentivo figa (anche se ancora non abbastanza). Ero così figa che da un lato continuavo a fare l’antifascista, la femminista e l’antisessista come sempre e dall’altro, forte della mia nuova formasmagliante, mi divertivo a giudicare e incasellare se non addirittura prendere palesemente per il culo selvaggiamente tutto il resto del genere femminile tranne tre o quattro persone. Le più prese di mira erano le “ciccione”. Le me di prima.
Il nemico ce l’avevo nella testa e non me ne accorgevo.

Ero una bastarda, ero una fascista, ero una stronza e adesso, adesso che da questa cosa sto uscendo fuori, adesso che sto risolvendo il conflitto col mio corpo, mi faccio schifo per questo. Non perchè prima di perdere i dieci, venti, trenta chili ero cicciona. Per questo. E adesso, adesso so che questa lotta è anche contro quelle che fanno le antifasciste, le femministe e le antisessiste ma poi sono delle stronze totali. Come ero io.

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3 responses to “Sono una stronza totale. Diario di una bulimica #1

  • daniela

    Cara, sono perplessa da questo post. Te lo dico qui, anche se avrei 100k occasioni diverse per dirtelo.
    Non sono sicura, ma ho la sensazione che un volta smesso di prendertela col tuo copro tu inizi a prendertela con la tua mente, o i tuoi (presunti) comportamenti, a prendertela con il “nemico in testa”. Io mi starei accorta.
    Ti bacio
    dan

    • eveblissett

      Questo post, come tutti gli altri che ho scritto e che scriverò per “Diario di una bulimica” è un’esperienza di vita vera. Ho semplicemente raccontato (anche se ammetto di essere stata in dubbio sul pubblicarlo o meno, sapevo che sarebbe stato controverso).

      Per il resto. Non credo che il caso specifico di cui parlo nel post c’entri tantissimo (su quella cosa lì sono convinta su tutti i livelli -emotivo, razionale, e via discorrendo- di dover fare autocritica e la faccio) ma sul discorso in generale hai ragione (e tra l’altro pensavo di dedicarci un post a sè), come al solito mi comprendi alla perfezione (certe volte meglio di quanto non faccia io stessa :)! )

      E’ vero. Finisci col corpo e inizi col cervello. Inizi a pensare di essere noiosa, poco simpatica, poco intelligente, e via discorrendo (e questa cosa ti condiziona perchè a furia di pensarlo lo diventi sul serio). E uscire da questo è la cosa più difficile, e non ci sono ancora riuscita, personalmente.

      (non si sa in che lingua ho scritto, è la confusione da pomeriggio di fine luglio, pardon).

  • Due dita in gola #5 – Michela Marzano, Tara Lynn e la biopolitica | little expressionless animals

    […] fighe o giù di lì (se la cosa dovesse passare e la signora Marzano + socie dovessero incappare in questo post, siccome sono sicura all’ottanta per cento che lo fraintenderanno, portatemi qualcosa da […]

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