L’eterno ritorno (o del perchè il problema, più che il grillismo, è il kissingerianismo)

Il titolo di questo post è sbagliato per tre motivi: il primo è che “eterno ritorno”  è un termine troppo poeticamente filosofico, rischio seriamente di far rivoltare Nietzsche nella tomba. Sarebbe stato più corretto parlare di “continua riproposizione”, dove il termine riproposizione ha lo stesso significato assolutamente negativo di quando viene abbinato a categorie alimentari. Il cibo che si ripropone come una parafrasi del rigurgito.
Il secondo è che non credo esista il termine “kissingerianismo” (nemmeno nella forma “kissingerianesimo“), me lo sono inventato, è un neologismo che sarebbe stato assolutamente più corretto – sia dal punto di vista linguistico che per il significato – sostituire con “logica kissingeriana“. Ho usato, invece, “kissigerianismo” per assonanza con “grillismo”, per una mera questione estetica.  Ma sto divagando.
Il terzo, il più importante, è che non è vero che il grillismo non è un problema. Chi mi segue, sia su questo blog, che nei vari spazi web/social che mi sono trovata a percorrere nel corso degli ultimi anni,  sa perfettamente quali siano le mie posizioni riguardo a Grillo, ai grillini e al grillismo, da molto prima che il M5S approdasse in parlamento e dunque da molto prima che parlarne diventasse à la page. Riassumendo, trovo che il grillismo sia un’insalata confusa di qualunquismo, populismo becero, pressapochismo, sessismo e razzismo, territorialità che finisce per sconfinare nel provinciale e richiami senseless a un concetto di democrazia dal basso che sembra mutuato da un manuale di educazione civica delle scuole elementari scritto male.

Il grillismo è un problema, non ci piove, e ne abbiamo già discusso abbondantemente (a chi avesse ancora dubbi a riguardo consiglio “Un grillo qualunque”, di Giuliano Santoro) . Il punto su cui mi preme soffermarmi, però, è che l’antigrillismo acritico non è privo di rischi e che piuttosto che limitarci a grillini merda vs Ka$tamerda111!!! sarebbe importante puntare più in alto e provare a scardinare una dinamica perversa che attanaglia il dibattito politico da anni (e da cui, in un certo senso, lo stesso grillismo ha avuto origine). Sopra l’ho definita kissingerianismo o logica kissingeriana, perchè ricalca la linea politica di Henry Kissinger durante la guerra fredda (Pinochet vi dice niente, a parte la gaffe della deputata M5S Paglini?), riassumibile con l’antico adagio «Il nemico del mio nemico è mio amico».

Il dibattito politico italiano è stato infettato per vent’anni dal frame berlusconismo versus antiberlusconismo, che ha stravolto  le narrazioni e i discorsi di movimento e l’idea stessa di sinistra, ridotta ad un mix di giustizialismo e democristianismo. Il populismo anticasta del Movimento Cinque Stelle non è stato altro che una manifestazione estrema, un sottoprodotto tossico, di anni di discorsi egemonizzati dal leitmotiv berlusconismo/antiberlusconismo, dei Travaglio, dei Santoro, di Servizio Pubblico, di Fazio e Saviano, di SNOQ e per rendersene conto basta avere un minimo di memoria storica.
Questa premessa ci porta a tirare facilmente le conclusioni relative all’oggi: il rischio, in sostanza, è che il frame grillismo/antigrillismo, sia un refrain, un sostitutivo, di quello berlusconismo/antiberlusconismo e che l’antigrillismo diventi il minimo comune denominatore, il legante che unisce tutti insieme sotto lo stesso vessillo, quello del governo democristiano e del sostegno incondizionato alle istituzioni, a Napolitano ed in ultima analisi ad un Partito Democratico sempre meno democratico e sempre più baluardo del capitalismo selvaggio.  E del resto, non è un caso che gli stessi media mainstream, alimentino questo discorso con una verve bipartisan.  Non perchè «I giornalisti sono pagati dalla ka$ta, la macchina del fango contro di noi, blablabla», come – infantilmente, da loro costume – sostengono e lamentano loro, ma perchè hanno capito che battere sull’antigrillismo può essere un punto a favore per il sostegno ai provvedimenti sempre più lacrime e sangue del governo e perchè  parlare delle cazzate che i grillini fanno con una cadenza ormai quasi giornaliera è un buon modo per evitare di parlare dei conflitti reali.

Concludendo, sarebbe bene accorgerci che c’è una nuova narrazione tossica già in atto. E sarebbe bene trovare i modi per difenderci prima che sia troppo tardi e che faccia danni quanto la precedente.

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2 responses to “L’eterno ritorno (o del perchè il problema, più che il grillismo, è il kissingerianismo)

  • virginialess

    “parlare delle cazzate che i grillini fanno con una cadenza ormai quasi giornaliera è un buon modo per evitare di parlare dei conflitti reali.”

    Ok, i conflitti “reali” sono altri ( e ognuno valorizza i suoi), ma di c… ne facessero di meno, scarseggerebbe la materia del dire, con indubbi vantaggi.

    • eveblissett

      Eh, di base sono d’accordo con te, ma su quello ormai ci ho perso le speranze. Ergo, non ci resta che provare ad evitare di “incartarci” troppo noi, di contro, sulle loro cagate quotidiane (ma non ci sono ancora riuscita nemmeno io, lo ammetto).

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